Cresciuta nella costa occidentale della Sardegna, vive e lavora a Bologna. Scatta prevalentemente in analogico, utilizzando la fotografia come strumento di ricerca e di espressione artistica.
La sua pratica nasce da un’osservazione continua del territorio e dei segni che lo attraversano, indagando il rapporto tra paesaggio, memoria e identità attraverso lavori in cui la fotografia dialoga con materiali e installazione.

L'opera
STOP
Il lavoro presentato è un’installazione fotografica composta da uno scatto analogico impresso tramite stampa UV su una lastra di zinco che riproduce la materialità del cartello "STOP" forato da proiettili, tipico di quanto succede in Barbagia.
In Sardegna, infatti, la convivenza con i cartelli stradali sparati è una costante del paesaggio, un taboo visivo giudicato da occhi esterni come atto vandalico o folkloristico. Il progetto indaga questo segno dalle antiche origini per connettersi al tema Margini di resistenza.
Un cartello stradale pulito rappresenta la norma, la regola calata da un centro istituzionale e autoritario; la foratura del metallo spezza quest’ordine per diventare atto di riappropriazione e presenza sul territorio. Questa forma di manomissione agisce come scudo di protezione per la comunità: rompe l’immagine della cartolina perfetta, destabilizza lo sguardo coloniale e tiene a distanza logiche di consumo e sfruttamento.
Il vuoto materiale lasciato dal piombo diventa così l'elemento centrale da cui è impossibile esimersi. Il foro non distrae lo sguardo. Il foro invita a soffermarsi per riconoscere nel margine uno spazio di resistenza silenziosa, autonoma e consapevole.

