Rosmunda è un’artista visiva che utilizza la fotografia come spazio di sperimentazione e di ascolto interiore. La sua ricerca nasce da un processo istintivo, in cui l’immagine precede il pensiero e diventa strumento di dialogo tra visibile e invisibile, memoria e corpo.
Figlia di una tradizione legata alla tessitura della lana e dell’orbace in Barbagia, porta nel suo lavoro una sensibilità materica e simbolica, in cui il corpo diventa luogo di custodia e trasformazione.
Attraverso la doppia esposizione, l’intervento pittorico e l’uso consapevole del bianco e nero, Rosmunda costruisce immagini sospese, dove la fragilità non è esposizione, ma protezione, e la ferita diventa memoria custodita.
La sua fotografia non cerca di spiegare, ma di evocare: è un linguaggio intimo che trasforma l’immagine in uno spazio di ascolto e di presenza.

L'opera
Doppelgänger – Il volto che non dorme

