Rosmunda

Rosmunda

Rosmunda

Rosmunda è un’artista visiva che utilizza la fotografia come spazio di sperimentazione e di ascolto interiore. La sua ricerca nasce da un processo istintivo, in cui l’immagine precede il pensiero e diventa strumento di dialogo tra visibile e invisibile, memoria e corpo.


Figlia di una tradizione legata alla tessitura della lana e dell’orbace in Barbagia, porta nel suo lavoro una sensibilità materica e simbolica, in cui il corpo diventa luogo di custodia e trasformazione.


Attraverso la doppia esposizione, l’intervento pittorico e l’uso consapevole del bianco e nero, Rosmunda costruisce immagini sospese, dove la fragilità non è esposizione, ma protezione, e la ferita diventa memoria custodita.


La sua fotografia non cerca di spiegare, ma di evocare: è un linguaggio intimo che trasforma l’immagine in uno spazio di ascolto e di presenza.

L'opera

Doppelgänger – Il volto che non dorme

Per dare forma a ciò che dentro di me si muove in silenzio.


“Doppelgänger – Il volto che non dorme” nasce in uno spazio di confine: tra sonno e veglia, presenza e assenza, tra ciò che vediamo e ciò che continua a vivere sotto la superficie.


Luce e ombra si intrecciano. È nel tempo sospeso, quando il corpo tace ma qualcosa rimane sveglio, che il doppio si rivela.


Il volto che non dorme attraversa la pelle, la memoria e il sogno. A volte si divide, altre si dissolve negli alberi, nei riflessi, nelle ombre. Abita il margine: quel luogo fragile in cui l’identità smette di essere stabile e diventa attraversamento.


In quel confine sottile emerge una presenza antica, quella che nella tradizione sarda viene chiamata s’Ammuntadori: un’ombra che osserva in silenzio, lasciando il soggetto sospeso tra esperienza, memoria e immaginazione.

Queste immagini non cercano di spiegare, ma di restare aperte, come soglie. In una realtà che pretende identità chiare e leggibili, il margine diventa uno spazio di resistenza, dove ciò che è fragile o invisibile continua a esistere.


Fissandolo, lo libero.

E per un attimo, anche il volto che non dorme chiude gli occhi.

Per dare forma a ciò che dentro di me si muove in silenzio.


“Doppelgänger – Il volto che non dorme” nasce in uno spazio di confine: tra sonno e veglia, presenza e assenza, tra ciò che vediamo e ciò che continua a vivere sotto la superficie.


Luce e ombra si intrecciano. È nel tempo sospeso, quando il corpo tace ma qualcosa rimane sveglio, che il doppio si rivela.


Il volto che non dorme attraversa la pelle, la memoria e il sogno. A volte si divide, altre si dissolve negli alberi, nei riflessi, nelle ombre. Abita il margine: quel luogo fragile in cui l’identità smette di essere stabile e diventa attraversamento.


In quel confine sottile emerge una presenza antica, quella che nella tradizione sarda viene chiamata s’Ammuntadori: un’ombra che osserva in silenzio, lasciando il soggetto sospeso tra esperienza, memoria e immaginazione.

Queste immagini non cercano di spiegare, ma di restare aperte, come soglie. In una realtà che pretende identità chiare e leggibili, il margine diventa uno spazio di resistenza, dove ciò che è fragile o invisibile continua a esistere.


Fissandolo, lo libero.

E per un attimo, anche il volto che non dorme chiude gli occhi.

Per dare forma a ciò che dentro di me si muove in silenzio.


“Doppelgänger – Il volto che non dorme” nasce in uno spazio di confine: tra sonno e veglia, presenza e assenza, tra ciò che vediamo e ciò che continua a vivere sotto la superficie.


Luce e ombra si intrecciano. È nel tempo sospeso, quando il corpo tace ma qualcosa rimane sveglio, che il doppio si rivela.


Il volto che non dorme attraversa la pelle, la memoria e il sogno. A volte si divide, altre si dissolve negli alberi, nei riflessi, nelle ombre. Abita il margine: quel luogo fragile in cui l’identità smette di essere stabile e diventa attraversamento.


In quel confine sottile emerge una presenza antica, quella che nella tradizione sarda viene chiamata s’Ammuntadori: un’ombra che osserva in silenzio, lasciando il soggetto sospeso tra esperienza, memoria e immaginazione.

Queste immagini non cercano di spiegare, ma di restare aperte, come soglie. In una realtà che pretende identità chiare e leggibili, il margine diventa uno spazio di resistenza, dove ciò che è fragile o invisibile continua a esistere.


Fissandolo, lo libero.

E per un attimo, anche il volto che non dorme chiude gli occhi.

Storie dal Vicolo è un piccolo festival culturale che dal 2021 anima il centro storico di Laconi con musica, libri, arte e racconti di vita, costruiti ogni estate attorno a un tema che diventa occasione di incontro per la comunità.

Progetto grafico 2026: Marco Loi

con il sostegno di

Contatti

Associazione Culturale Giovani Iddocca
c/o Treballu Hub, Vico II° Garibaldi 8 09090 Laconi (OR)
C.F: 93055770916

+39 379 191 93 45 (anche Whats App)

storiedalvicolo@gmail.com

© Storie dal Vicolo | Edizione 2026 | Tutti i diritti sono riservati

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