Valentina Masiu

Valentina Masiu

Valentina Masiu

​Sarda, classe 1980, Valentina Musiu è l’anima di Valegnamerìa, un progetto nato unendo la grafica digitale al lavoro artigianale.


Dopo un lungo peregrinare tra Torino, Venezia, Belfast e Bologna, dove va a bottega per imparare l'arte del legno, Valentina sviluppa un linguaggio unico: scompone le immagini al PC per poi ricomporle attraverso piccole porzioni di legno di riciclo. Giocando con spessori differenti strutturati a livelli, crea forme spigolose e geometriche capaci di generare ombre e prospettive nuove.


L'immagine sembra così uscire dalla materia per affacciarsi sul mondo, modificando il suo aspetto tridimensionale a seconda del punto di vista di chi la osserva. ​Oggi la sua produzione si divide geometricamente tra due laboratori. Nella vecchia casa di campagna dei nonni, in Sardegna, si dedica totalmente all'arte e alla memoria isolana, dando vita alla linea "Gentixedda" e a opere ispirate a racconti e leggende dimenticate.


Nel laboratorio di Roma, invece, si lascia contaminare dalle esperienze metropolitane, concentrandosi su icone pop, cinema, letteratura e leggende rock’n’roll. ​Ogni pezzo resta un oggetto vagabondo e mai regolare, curato personalmente dalla grafica al packaging, pronto a rivelare una storia sempre diversa.

L'opera

Nonna

Mia nonna era la classica anziana di una volta: minuta, con il suo immancabile coccoine in testa, che dopo una lunga giornata di lavoro amava sedersi in pratza sulla sua sedia di paglia per fare l'uncinetto.


Era una donna paffutella, con gli occhi chiusi, quasi fosse cinese, e con le mani gonfie di chi ha sempre lavorato. La sua vita non è stata facile e questo quadro si ispira a un ricordo della sua infanzia, quando, rimasta orfana di padre, fu costretta ad andare a lavorare nei campi per sostenere la famiglia. Dal lunedì al sabato lavorava in terreni vastissimi e lontani da casa, vivendo tutta la settimana in una capanna insieme ad altre ragazze: sole, in mezzo al nulla, prive del conforto della famiglia ed emarginate dalla società.


Nonna partiva ogni lunedì mattina con sole sei fette di pane e un po' di formaggio. Nel suo racconto, la gioia nel descrivere la bontà della prima fetta sfumava piano piano con il passare dei giorni. Quel pane, così fresco all'inizio, si induriva segnando il ritmo del tempo, diventando duro come le sue giornate in solitudine, scandite dal lavoro e da sofferenze taciute — come la malattia o il ciclo mestruale — che non poteva rivelare a nessuno. Dovendo restare lì, forte nella sua vulnerabilità, lontana da tutto, emarginata dall'affetto della famiglia e dalla spensieratezza della gioventù.


Madonna, ci ha raccontato un sacco di storie tristissime, la sua vita non era stata facile! Ma quando finiva di raccontare quella vita fatta di stenti, si guardava attorno, immersa nel calore della sua casa. Guardava ciò che lei e mio nonno avevano edificato dal nulla, e le tornava subito il sorriso. Amava immensamente quelle mura, ed è per me motivo di grande orgoglio sapere che la mia Valegnameria è nata proprio in quella cantina.


La stessa cantina dove un tempo si conservavano l'olio, la conserva di pomodoro e il vino di famiglia. La vita agropastorale costruita con mio nonno, che ha permesso loro di uscire dai margini della povertà e di creare la propria famiglia e la propria casa. Oggi, tra quelle pareti che hanno visto tanti sacrifici, spero che il mio lavoro con il legno li porti ancora fuori da quel confine e li faccia viaggiare nel mondo.


Il margine non è sempre una linea geografica o un confine visibile sulle mappe. Spesso, il margine è un perimetro invisibile dettato dalla necessità, dalla povertà e dal silenzio.


​Quest’opera nasce da una memoria familiare radicata nel Sud-Est della Sardegna, a Castiadas, terra storicamente segnata dal confino e dal lavoro. Racconta la storia di mia nonna, costretta per lunghi anni a vivere l'emarginazione sociale ed economica sulla propria pelle: un'intera settimana chiusa all'interno di una capanna, confinata nel perimetro di un terreno da lavorare, isolata dal resto della comunità insieme a poche altre persone.

​In questo isolamento coatto, il margine ha assunto una consistenza fisica e quotidiana attraverso l'alimento più sacro: il pane.


Un unico pezzo di pane, buono il primo giorno, sempre più duro con il passare del tempo, fino a diventare pietra al sesto giorno di isolamento. Il pane si induriva insieme alla vita, scandendo il tempo della fatica e la distanza dal mondo.​Tutto questo si ritrova nella grafica che ho preparato per il legno.


Mia nonna è al centro, racchiusa dentro il triangolo della capanna, che la stringe come una gabbia. Intorno a lei, le spighe di grano sono così rigide e ripetitive che smettono di essere un simbolo di ricchezza e diventano delle vere e proprie sbarre. La prigione invisibile di quella terra. Al centro ci sono le mani, bloccate mentre spezzano quel pane ormai duro.

Storie dal Vicolo è un piccolo festival culturale che dal 2021 anima il centro storico di Laconi con musica, libri, arte e racconti di vita, costruiti ogni estate attorno a un tema che diventa occasione di incontro per la comunità.

Progetto grafico 2026: Marco Loi

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Associazione Culturale Giovani Iddocca
c/o Treballu Hub, Vico II° Garibaldi 8 09090 Laconi (OR)
C.F: 93055770916

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storiedalvicolo@gmail.com

© Storie dal Vicolo | Edizione 2026 | Tutti i diritti sono riservati

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